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Constellations Summer Camp 2019

Turchia, 23 agosto – 16 settembre 2019.

In un momento storico in cui assistiamo all’avanzare di individualismi e discriminazioni, all’ergersi di barriere socioculturali, il Constellations Summer Camp si si interroga su quali possano essere i modi di stare insieme a partire dalla condivisione e dalla riflessione sulle pratiche dell’agire umano. È possibile creare le condizioni che favoriscano la crescita e il nutrimento di sensibilità e responsabilità, individuali e collettive?

Il 22 agosto 2019, radunati all’aeroporto di Roma, intraprendiamo un nuovo viaggio. Invitati dall’Open Program del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards, parteciperemo al Constellations Summer Camp, presso il centro di ricerca performativa Tiyatro Medresesi. L’evento, ideato e organizzato dall’Open Program e dalla compagnia teatrale Ana Sayfa, diretta da Celal Mordeniz, è un meeting internazionale rivolto ai professionisti nel settore delle performing arts, ma non solo. Studiosi, ricercatori, artigiani: l’esperienza è aperta a tutti coloro che desiderino sperimentare un approccio di condivisione di pratiche, saperi e opinioni.

Un paio di giorni di viaggio ci preparano all’arrivo. È vero che l’atterraggio a Salonicco – dove trascorriamo quasi una giornata, in attesa di un autobus per varcare il confine – e le successive tappe ad Istanbul, ad Izmir, a Selcuk, infine a Sirince non hanno nulla a che fare con il Constellations Summer Camp. Tuttavia, nell’attraversamento di terre e di lingue, ci appaiono quasi come un preambolo.

Alla fine, ecco il piccolo villaggio di Sirince. Ci troviamo nella parte occidentale della Turchia, vicini al mar Egeo e ad una manciata di chilometri dall’antica città di Efeso: Sirince è un centro frequentato dai turisti, pervaso da un’inaspettata dinamicità interna, ma raccolto e tranquillo. Ci siamo quasi: imbocchiamo uno stradone sterrato di terra, ghiaia e sabbia che scompare tra i colli di ulivi. Percorso qualche centinaio di metri, ecco il Tiyatro Medresesi. Si tratta di un complesso architettonico iniziato a costruire nel 2011 sulla base del progetto di Sevan Nisanyan e non ancora ultimato: qua e là, alcuni cumuli di pietre, assi lignee, malta e cazzuole, una torre incompleta. Nonostante ciò, il Tiyatro Medresesi è meraviglioso ed enorme.

Di tanto in tanto, con stupore e gioia, si palesano alcuni volti già conosciuti, in residenze e viaggi passati. Ma più ancora sono le persone mai incontrate, che provengono da tutto il mondo: Colombia, Australia, India, Canada, Francia, Inghilterra, Israele, Cile, Mozambico, Russia, Brasile, Iraq, Polonia, Belgio, Corea, Messico, Iran, Finlandia, Stati Uniti, Grecia, Turchia, Francia, Taiwan. Alcuni sono da soli, altri in due, tre, gruppi più o meno numerosi che propongono e partecipano alle attività giornaliere.

La residenza al Tiyatro Medresesi è un flusso instancabile di attività, seminari pratici e teorici, dibattiti, concerti, performance e spettacoli, appuntamenti ordinati secondo un calendario giornaliero. Difficile rendere conto dell’eterogeneità delle proposte: dalle attività più specificamente attoriali e teatrali al ballo da sala, dall’improvvisazione musicale alle riflessioni sulla psicologia dell’ascolto, dagli esperimenti linguistici alla costruzione di maschere della tradizione coreana… I gruppi di partecipanti non sono stabili: come l’aria che mitiga il calore estivo la scorgiamo nel movimento delle fronde che avvolgono il Medrese – così i nostri percorsi, fluidamente, si incrociano per poi allontanarsi e ricomporsi. Creiamo piccole costellazioni di individui ogni giorno.

L’esperienza è, per noi, occasione di riflessione all’insegna della creatività. Oltre alle attività frequentate, ci dedichiamo ad elaborare il nostro primo spettacolo, La Cena. Trascorrere tre settimane insieme a circa un centinaio di persone fa nascere un’inaspettata coscienza di comunità: il rispetto per il lavoro altrui, la condivisione degli spazi, la cooperazione nella vita di ogni giorno sono elementi che innescano, strutturano e arricchiscono un processo il cui culmine, in parte, rimarrà un mistero.

Finora, la sua traccia più tangibile è il MedFest, festival conclusivo di tre giorni in cui hanno confluito esiti, prove aperte, assemblee, spettacoli e una veglia, con interventi performativi, fino all’alba del 16 settembre. Durante il MedFest, presentiamo il primo Studio de La Cena: raccogliamo l’entusiasmo, le critiche positive e gli incoraggiamenti del pubblico. In mezzo a costellazioni di danze, musiche e idee la nostalgia per un’esperienza così ricca, ora prossima al termine, cede il passo all’entusiasmo: in noi, negli altri, cosa accadrà dopo? Quando il sole sorge, il 16 settembre, e con una discreta lentezza il Tiyatro Medresesi apparecchia le ultime colazioni prima delle partenze, non ci sembra di avere vissuto un sogno: è davvero possibile.

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