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LA CENA

uno spettacolo del Collettivo Hospites

regia di Eduardo Landim
con Leonardo Balestra, Marta Cellamare, Chiara Comis, Roberto Giani e Martina Saulle

Italia, oggi. Una graziosa abitazione nel centro cittadino.
Cinque giovani si danno appuntamento per una cena di gruppo.


In una giornata speciale, una giovane ragazza attende in casa l’arrivo di alcuni amici di lunga data. Indossa vestiti eleganti, fa le ultime pulizie e si assicura che sia tutto in ordine. Bussano alla porta.
Gli ospiti si presentano e a turno si scambiano abbracci, chiacchiere, le proprie grandi novità. Per l’occasione portano una buona bottiglia di vino e torte fatte in casa; si canta insieme e si fa festa. D’un tratto si rendono palesi piccoli equivoci e incomprensioni: qualcuno fa un commento sprezzante, si smarrisce un orecchino. All’improvviso, le urla.
Tra le pieghe della lingua quotidiana, imparata a scuola, ne appare un’altra – intessuta di dialetti e lingue minori – sconosciuta, dimenticata come un frutto scartato dalla storia, o ancora potenza di una comune lingua in divenire.

La regia di Eduardo Landim, volta allo studio degli automatismi psichici e linguistici, indaga l’uso della parola e i comportamenti sociali nel contesto territoriale italiano.
Il processo di formulazione della regia di La Cena percorre oltre due anni di studio con gli attori e le attrici del Collettivo Hospites, grazie anche alla costante supervisione artistica di Mario Biagini, Direttore Associato del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards.


Gli eterogenei materiali artistici che compongono lo spettacolo sono totalmente inediti e frutto di un lavoro originale. Il lavoro musicale costituisce una parte significativa dello spettacolo e nasce nel Collettivo Hospites a partire da uno studio rivolto ai canti territoriali tratti dalle diverse regioni di provenienza degli attori e delle attrici, accogliendo in seguito quelle stesse sonorità nell’elaborazione di composizioni originali.
L’azione scenica, inquadrata all’interno di una cornice narrativa quotidiana, prende le mosse da una composizione ritmica di partiture fisiche e sonore articolate da espressioni linguistiche, interiezioni e locuzioni che ricombinate in modo sempre differente danno luogo a continui mutamenti semantici, suggerendo un’iniziale atmosfera di quotidianità e giungendo infine a produrre un effetto grottesco.
La musicalità intrinseca alla parola recitata e cantata e i suoni derivanti dalle azioni creano uno schema di ripetizioni e ricombinazioni continue che risulta in una risemantizzazione delle azioni stesse e dei rapporti fra i personaggi, creando dei malintesi che sono alla base delle svolte drammaturgiche.
In questo puzzle ‘metamorfico’ di scene e scambi di battute affiorano i dialetti del territorio di origine, non solo secondo le regole di un gioco fondato sulla giustapposizione: a partire da un lavoro attoriale su significante e significato della parola dialettale, e attraverso l’atto linguistico e il canto, si apre uno spazio per l’esplorazione delle sottili sfumature di comportamento che risuonano in ogni dialetto e su come i diversi dialetti entrano in contatto tra loro. Il ricordo e l’immaginazione possono coincidere con l’invenzione d’una lingua comune, nel desiderio di raggiungere l’essenza di un modo di comunicarsi sconosciuto o dimenticato, spingendosi oltre le parole.
Lo spettacolo è il manifesto dell’esistenza stessa del Collettivo Hospites, gruppo che incarna l’atto dell’unione fra le differenti lingue, tradizioni e sostrati incoscienti che coesistono e coabitano all’interno del territorio italiano.


Buon appetito!